Vite Corsive di Marco Nundini Photo CC0 Pixebay.com

"... una straordinaria storia d'emigrazione trasversale a ben tre generazioni."

Luca Perino Vaiga - L'Arena

Il caso "filografia"

 

Il romanzo Vite Corsive, per il suo originale approccio in giallo che guarda alla “scrittura corsiva” quale unico indizio per risolvere un misterioso omicidio, è diventato una citazione quasi accademica per tutto ciò che ruota intorno alla “filografia”, alla parola scritta, quella corsiva, vergata a mano.


Se, a pochi mesi dalla sua uscita in libreria, Vite Corsive era stato recensito da Casa Bolaffi, il simbolo del collezionismo filografico per antonomasia, come “il romanzo che sdogana, per la prima volta nel panorama dell’editoria specializzata, il neologismo ‘filografia’ “, in tempi più recenti, precisamente nell’estate del 2016, Federica Natta inizia, proprio citando il romanzo di Marco Nundini, un interessante articolo dal titolo “Cosivo vs computer” pubblicato sull’autorevole Studium Educationis di MultiMedia Editore (n:.2/2016), rivista fondata e diretta da Diega Orlando, oggi professore emerito di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Padova.

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Pubblicazione "Corsivo vs computer" di Federica Natta

Recensione Magazine Bolaffi di Domitilla D'Angelo

Un noir filografico

 

La rivoluzione digitale del secondo millennio ha ormai cancellato il corsivo, il ductus della scrittura, trasformando quei caratteri tanto cari alle passate generazioni in geroglifici incomprensibili. Per questo motivo il giovane ispettore Loreta Assensi, poco più che trentenne, è costretta a chiedere aiuto per risolvere un insolito caso d’omicidio. Insolito a partire dall’arma, perché chi ha ucciso lo ha fatto con i fiori. Insolito perché l’unico indizio è un’ingiallita lettera vergata a mano che l’antiquario veronese Roberto Trentin tiene stretta nel suo letto di morte. Figlio di italiani immigrati in Argentina, egli è la vittima inconsapevole di un’oscura verità. Un segreto che nemmeno lui conosce. Un segreto nascosto tra le pieghe della scrittura, tra le missive che per decenni i suoi avi hanno spedito da una sponda all’altra dell’oceano. Ad aiutarla è un docente e ricercatore fuori dalle righe e dal tempo: il Filografo. Sarà proprio lui a farle intraprendere un viaggio che la porterà dalle rive scaligere dell’Adige sino alle sponde del Riò Paranà, passando dalle campagne di Riese, sfiorando i nebbiosi vigneti del Piemonte. Non solo un giallo dai riflessi noir, ma il presagio di un mondo il cui passato presto svanirà nell’effimera vita di uno stile di comunicare senza più carta, senza più inchiostro.


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